Torino, 21 settembre 2026
Con Guido Curto, un confronto sul patrimonio culturale e sulle prospettive della città
Il 21 settembre 2026, presso Il Circolo di via Vela 15 a Torino, il professor Guido Curto è intervenuto all’incontro “Torino è ancora capitale dell’arte contemporanea?”. Una serata (nel corso della quale il Club ha dato il benvenuto a un nuovo socio, l’Ing. Lodovico Sinchetto, accolto con caloroso entusiasmo) aperta a soci e ospiti per comprendere come sia nato il sistema torinese dell’arte contemporanea, quali risultati abbia raggiunto e quali sfide debba affrontare oggi.
Storico dell’arte e manager culturale, Curto è membro del Consiglio di indirizzo della Fondazione CRT ed è stato direttore del Consorzio delle Residenze Reali Sabaude, di Palazzo Madama, dell’Accademia Albertina di Belle Arti e della Pinacoteca Albertina. Ha inoltre fatto parte dei consigli di amministrazione del Museo Egizio e del Centro per la Conservazione e il Restauro di Venaria Reale, affiancando agli incarichi istituzionali l’attività di studioso, critico e curatore di mostre.
Il relatore è stato presentato dal Presidente Simone Mattiello, che nel suo intervento ha richiamato il valore della cultura come occasione di conoscenza, confronto e partecipazione alla vita della comunità.
Curto ha ricordato di avere coniato, nell’ambito della promozione turistica della città, l’espressione “Torino capitale dell’arte contemporanea”. A distanza di anni ha deciso di riproporre quel tema aggiungendo un punto interrogativo, il cui significato è stato chiarito al termine della relazione.
Il racconto è iniziato dagli anni Cinquanta, quando la crescita industriale favorì a Torino la presenza di gallerie, collezionisti e artisti. In questo contesto maturò l’Arte Povera, la cui prima mostra risale al 1967 e tra i cui protagonisti figuravano molti artisti legati alla città.
Negli anni successivi, Torino consolidò progressivamente il proprio ruolo. Tra le tappe ricordate figurano la riapertura della GAM restaurata nel 1994, le mostre di Palazzo Bricherasio dal 1995, la nascita di Luci d’Artista nel 1996, il sostegno della Fondazione CRT alla GAM e al Castello di Rivoli, l’apertura della Pinacoteca Agnelli nel 2002 e quella del Parco Arte Vivente nel 2008. A questo percorso si aggiunge Artissima, nata dall’iniziativa privata e diventata una manifestazione di rilievo internazionale.
La crescita è stata possibile grazie alla collaborazione tra amministrazioni pubbliche, istituzioni culturali e soggetti privati. Fondazione CRT e Intesa Sanpaolo hanno avuto un ruolo importante, mentre altre esperienze piemontesi, come la Fondazione Ferrero, testimoniano la vitalità culturale esistente anche fuori dal capoluogo.
Il punto interrogativo del titolo riflette però le criticità del presente. Secondo Curto, l’arte contemporanea rimane una componente importante dell’identità torinese, ma non produce da sola flussi turistici sufficienti a sostenere la trasformazione economica della città. Alcune istituzioni attraversano inoltre una fase delicata.
Perché discuterne oggi? Perché la cultura può contribuire allo sviluppo di Torino se viene inserita in una visione più ampia. Arte contemporanea, patrimonio barocco, Residenze Sabaude, Sindone, gastronomia e storia dei santi sociali possono dialogare e comporre un’offerta capace di parlare a pubblici diversi.
Il relatore ha infine invitato a prestare maggiore attenzione agli artisti del territorio. Guardare soltanto all’estero per non apparire provinciali può trasformarsi in un “provincialismo al contrario”. Una città culturalmente aperta deve confrontarsi con le esperienze internazionali, ma anche riconoscere e accompagnare la creatività che nasce al proprio interno.
L’incontro si è concluso con un ricco dibattito sul futuro dei musei, sul rapporto tra cultura e turismo, sulla collaborazione tra pubblico e privato e sulle opportunità da offrire ai giovani artisti. Un confronto concreto, utile a leggere senza semplificazioni le risorse e le responsabilità culturali della città.
