Torino, 28 settembre 2026.
Storia, cultura del territorio e degustazione nell’incontro con Fulvio Piccinino.
A Torino anche una bevanda può raccontare la storia di una città. Lo ricordava già De Amicis descrivendo l’«ora del vermouth», quando strade e botteghe si animavano di incontri. Da questo intreccio tra gusto e vita quotidiana prende senso la serata promossa dal nostro Club lunedì 28 settembre 2026 al ristorante dell’Hilton Turin Centre, in via Arcivescovado 18, con Fulvio Piccinino: un’occasione per conoscere una tradizione piemontese attraverso le sue origini, i suoi protagonisti e quattro assaggi guidati.
Ricercatore torinese, docente e autore di libri dedicati alla cultura del bere, Piccinino studia da anni vermouth, merceologia e miscelazione, comprese le polibibite futuriste. È curatore di Saperebere e ideatore del seminario «Esperienza Vermouth», che avvicina il pubblico alla storia e alla pratica produttiva di questa specialità.
Il percorso ha preso avvio dai vini aromatizzati dell’antichità. L’assenzio, ingrediente caratterizzante, dà anche il nome alla bevanda attraverso il termine tedesco Wermut. Prima di diventare protagonista dell’aperitivo (parola che non piace, però, al relatore), il vino alle erbe apparteneva a un mondo nel quale preparazioni alimentari e tradizione erboristica erano strettamente legate.
A Torino questa storia si intreccia con la corte sabauda e con la crescita delle attività artigiane. Le botteghe di contrada Dora Grossa, l’attuale via Garibaldi, e l’Università dei Confetturieri e degli Acquavitai, fondata nel 1739, raccontano un patrimonio di conoscenze che precede l’affermazione dei grandi marchi.
Il relatore ha proposto anche una lettura meno suggestiva delle origini: Carpano è un protagonista decisivo del successo del vermouth torinese dal 1786, ma i vini aromatizzati all’assenzio avevano una storia precedente, testimoniata anche al castello di Agliè. Nel 1857 il manuale di Pietro Valsecchi distingue una preparazione «all’uso di Torino», segno di uno stile ormai riconoscibile.
Il racconto ha poi seguito l’evoluzione del gusto, dal ruolo del Moscato all’impiego di erbe e spezie, fino all’affermazione del vermouth bianco. La degustazione di quattro prodotti, abbinati al dolce, ha permesso di confrontare profumi, dolcezza e note amare. L’ultimo assaggio, presentato come prodotto da una farmacia, ha richiamato il legame storico con le preparazioni erboristiche.
Le domande del pubblico, anche sul Barolo Chinato e sul Punt e Mes, hanno arricchito la serata. Un incontro che esprime la volontà del Club di condividere conoscenze e alimentare il confronto sulla cultura del territorio.
Tra le immagini della serata, una fotografia d’epoca con le insegne Martini, Gancia e Cinzano ha lasciato un invito concreto: guardare con più attenzione le eccellenze che ci sono familiari. A volte, per riscoprire Torino, basta seguire la storia di una sua tradizione.






